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Il supercomputer più potente al mondo: Tianhe-2

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Franz
  • La cina soppianta Titan, il supercomputer americano che ha dominato il 2012. Due mesi fa Jack Dongarra è andato fino a Changsha in Cina per un incontro con i ricercatori della National University of Defense Technology, i quali possedevano il progetto della mega-macchina; Dongarra però non si sarebbe mai aspettato di trovare Tianhe-2 già operativo.

Esso contiene ben 3 milioni di core e sono stati dichiarati oltre 30 quadrilioni di calcoli al secondo, cosa che il Titan della Oak Ridge National Laboratories non può fare (dai più recenti benchmark effettuati la stima si attesta intorno ai 17.59 quadrilioni di calcoli per secondo).

Alla ORNL la situazione resterà invariata fino al 2016, anno nel quale è progettata, da parte della U.S. Department of Energy, la costruzione di un supercomputer dalle prestazioni pari a quelle del nuovo mostro Cinese, se non superiori. La superiorità di Tianhe-2 non sarebbe un grosso problema se non fossero state diffuse voci riguardo il mancato investimento nella ricerca da parte degli U.S. per mantenere il primato. Per anni gli Stati Uniti sono stati al di sopra delle altre nazioni in questo ambito, ora la sfida è più dura del previsto ed il colosso orientale non sarà certo l'ultimo ostacolo.

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Dongarra ha esposto la sua opinione all'Università di Tennessee: “The most important thing about this system is that it not only has a top performance, it also has a substantial investment in technology”. Tianhe-2 è infatti un orgoglio cinese: è basato su un sistema operativo Linux-based chiamato Kylin, fornito direttamente dalla NUDT. Tutti i materiali e le tecnologie utilizzate provengono dalla Cina stessa, gli unici componenti per i quali i tecnici si sono dovuti affidare all'America sono stati i microprocessori Intel.

Dongarra pensa comunque che in un futuro non poi tanto lontano si sarà capaci di sostituire tutte le piattaforme Intel, utilizzando chip cinesi: “They’re developing components here that will go into a system that will ultimately be all Chinese”.

Questo è un grande successo, soprattutto se si tiene conto che la Cina nel 2001 non possedeva nemmeno un supercomputer rientrante nella top-500 list; tutto quello che sta accadendo è un segno che l'USA sta perdendo il primato, mentre Europa, Giappone e l'ultima arrivata alla corsa per la supremazia dei supercomputer stanno emergendo in un mercato quasi monopolio Americano.

I supercomputer sono il banco di prova per molti dei progressi della tecnologia applicata per i beni di consumo comune, dai processori multicore agli iPhone della Apple alle futuristiche tecnologie di rete nei datacenter di Google. “Cloud data centers and (high performance computing) system are twins separated at birth,” dichiara Daniel Reed, il vide-presidente del Research and Economic Developement. Egli è stato chiamato quattro anni fa dalla Microsoft per realizzare la sua prossima generazione di datacenter.

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Horst Simon (vice-direttore del Lawrence Berkeley National Laboratory), ammette che non si pensava Tianhe-2 potesse arrivare così in alto, ma che ben cinque anni fa gli U.S. erano già sulla buona strada per costruire un supercomputer alla sua pari. “At the same time that the Chinese have made this big step forward, the American investment is stagnating”, comunica Horst; nel 2010 la recessione ha impedito finanziamento dovuto, il quale era di vitale importanza per i progetti stabiliti.

Questi supercomputer non rappresentano la quantità di denaro che una nazione può spendere per avere la supremazia del supercomputer più potente ma sono il simbolo dello sviluppo ed un incentivo stesso al progresso, la crisi però ha rallentato molto questo processo e secondo Dongarra: “The country’s paralyzed in terms of spending money”, “Right now, we can’t get our act together in terms of the exascale plan”.


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